Tra il 4 e il 7 maggio 2026, Yerevan è diventata l’epicentro della diplomazia europea ospitando una serie di incontri di alto livello volti a consolidare la stabilità regionale e l’integrazione dell’Armenia nel blocco occidentale.
Si sono infatti svolti quasi contemporaneamente l’8° Summit della Comunità Politica Europea (EPC), il Primo Vertice UE-Armenia e lo Yerevan Dialogue.
L’Istituto Italiano per l’Asia, che storicamente segue con attenzione le dinamiche del Caucaso meridionale, era presente nella Capitale armena col suo Segretario Generale Domenico Palmieri che ha preso parte in particolare allo Yerevan Dialogue.
Sotto il motto “Costruire il futuro: unità e stabilità in Europa”, l’ottava edizione del Summit della Comunità Politica Europea (CPE) ha riunito i Leader di 48 stati.
La CPE rappresenta una piattaforma di coordinamento politico che riunisce i capi di Stato e di governo dell’intero continente europeo, includendo anche paesi come Regno Unito, Turchia e Ucraina. Il formato, nato nel 2022 su iniziativa francese in seguito all’invasione russa dell’Ucraina, si propone di favorire il dialogo politico e la cooperazione tra gli Stati europei su questioni di interesse comune, con l’obiettivo di rafforzare stabilità, sicurezza e coordinamento strategico nel continente. I summit si tengono due volte l’anno, alternando il vertice in un Paese membro dell’UE e uno non appartenente all’Unione. Il vertice è stato co-presieduto dal presidente del Consiglio europeo António Costa e dal premier armeno Nikol Pashinyan, e ha visto la partecipazione di quarantotto Stati, compresi i membri dell’Unione europea e i principali alleati NATO, ad eccezione degli Stati Uniti.
I delegati hanno discusso alcune delle principali sfide strategiche contemporanee, cruciali non solo per gli equilibri europei ma anche per quelli globali. Tra queste, particolare attenzione è stata dedicata al progressivo ridimensionamento della presenza militare statunitense in Europa e alle sue implicazioni per la sicurezza del continente.
L’Italia, rappresentata dal Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ha posto al centro del proprio intervento il concetto di “policrisi”, sottolineando come fenomeni quali migrazione, sicurezza energetica, competitività economica, innovazione tecnologica e resilienza democratica non possano più essere affrontati come questioni separate e autonome, un approccio che ha invece spesso caratterizzato il continente. Secondo la posizione italiana, tali sfide risultano oggi strettamente intrecciate e richiedono pertanto una strategia integrata e multilivello. In quest’ottica, la Premier Meloni ha sostenuto la necessità di adottare una visione strategica di lungo periodo fondata su una cooperazione più ampia tra Europa e Mediterraneo, invitando gli Stati presenti a rivolgere maggiore attenzione non soltanto ai partner accomunati dagli stessi valori politici, ma anche ai Paesi del proprio vicinato geografico.
La Presidente del Consiglio ha inoltre evidenziato l’importanza di rafforzare la capacità strategica europea senza compromettere il legame con gli Stati Uniti. L’obiettivo delineato da Roma è quello di costruire un’Europa maggiormente autonoma sul piano della sicurezza e della difesa, ma pienamente inserita nel quadro dell’alleanza transatlantica, in una logica di complementarità e non di contrapposizione rispetto a Washington.
A margine del vertice, inoltre, la Premier Meloni ha co-presieduto insieme al presidente francese Emmanuel Macron una riunione della European Coalition Against Drugs (ECAD), iniziativa volta a rafforzare la cooperazione europea nella lotta al traffico internazionale di droga e ai flussi finanziari illeciti ad esso collegati.
Uno dei punti saliente dell’incontro, a nostro giudizio, è stato la storica partecipazione in videoconferenza del Presidente dell’Azerbaigian Aliyev, definita dal Presidente del Consiglio Europeo António Costa come un passo fondamentale verso la pace nel Caucaso.
Il Vertice UE-Armenia del 5 Maggio ha rappresentato il primo summit bilaterale ufficiale, segnando un “salto in avanti” nelle relazioni.
L’incontro ha assunto un forte valore politico e simbolico, venendo descritto da Bruxelles come un momento cruciale nel progressivo rafforzamento delle relazioni tra Yerevan e l’Unione europea. Al centro dei colloqui vi sono stati soprattutto i temi della connettività regionale, della cooperazione energetica, dello sviluppo delle infrastrutture di trasporto e della sicurezza nel Caucaso meridionale. Il summit si colloca all’interno di una fase di crescente avvicinamento tra Armenia e UE, intensificatasi negli ultimi anni. Già dal 2021 Bruxelles aveva avviato un rafforzamento del partenariato con Yerevan attraverso il Comprehensive and Enhanced Partnership Agreement (CEPA), firmato nel 2017, implementato dall’Armenia nel 2018 ed entrato in forza nel 2021 dopo essere stato ratificato da tutti gli stati membri dell’EU, accordo volto ad ampliare la cooperazione politica, economica e istituzionale tra le due parti. Al contempo il governo armeno ha promosso un ampio programma di riforme interne orientato al consolidamento delle istituzioni democratiche, al rafforzamento dello Stato di diritto e all’aumento della trasparenza amministrativa.
Al termine del vertice, oltre all’adozione di una dichiarazione congiunta e alla firma di diversi documenti considerati centrali per l’ulteriore rafforzamento del partenariato tra UE e Armenia, tra cui la EU-Armenia Connectivity Partnership per potenziare i collegamenti energetici, digitali e dei trasporti, la conferma del Piano di Resilienza e Crescita da 270 milioni di euro e l’apertura di call per investimenti strategici privati, sono state annunciate una serie di iniziative concrete. In particolare, è stato rivolto un invito alle imprese dell’Unione Europea, dello Spazio Economico Europeo e dell’Armenia a promuovere investimenti strategici nel Paese. Inoltre, il ministro degli Interni armeno ha firmato un accordo di cooperazione con Frontex finalizzato a rafforzare la gestione dei flussi migratori e il controllo delle frontiere. Infine, è stata istituita una missione di partenariato dell’UE in Armenia con l’obiettivo di intensificare la collaborazione nei settori della sicurezza e della difesa.
Lo Yerevan Dialogue del 5-6 Maggio, avente il motto “Riding Through the Storms”, ha offerto una piattaforma di confronto per attori non governativi, accademici e decisori politici. Durante i 2 giorni del meeting sono state discusse, attraverso panel tematici e riunioni informali, sette aree tematiche, tra cui la transizione verde, le minacce ibride (AI e resilienza democratica) e la connettività globale, con l’obiettivo di rafforzare la cooperazione regionale di fronte alla volatilità economica e ai cambiamenti geostrategici. La presenza dell’Istituto Italiano per l’Asia, che storicamente segue con attenzione le dinamiche del Caucaso meridionale è stata focalizzata soprattutto sugli sviluppi della strategia di connettività, l’allineamento dell’Armenia agli standard europei e gli sviluppi degli investimenti esteri nei settori dell’AI, della realizzazione di Data Center e dello sfruttamento dei materiali critici, coerentemente con la sua missione di analisi geopolitica tra Europa e Asia.
Oggi l’Armenia è al centro di un crocevia importante e diversi sono gli attori, statuali e non, che competono per consolidare nel Paese posizioni di influenza o per acquisirne di nuove. Europei, statunitensi, russi, cinesi, iraniani e turchi usano tutti i mezzi a loro disposizione per cercare di tutelare i propri interessi nel Paese caucasico.
L’auspicio che possiamo fare è che la leadership attuale e futura del Paese, reduce da anni di guerra con l’Azerbaigian, individui e abbia la forza di intraprendere un percorso di sviluppo autonomo che consenta al Paese una crescita prosperosa attraverso rapporti di buon vicinato con i Paesi confinanti.